- Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
- Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
- Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
- Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
- Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
- Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
- Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.
"...Un momento dopo [...] s'infilava nella tana dietro di lui: non le venne neppure in mente di chiedersi come avrebbe poi fatto a uscire da quel posto. Per un tratto la tana era diritta come una galleria, poi sprofondava all'improvviso, ma così all'improvviso, che [...] non fece neppure in tempo a pensare che era meglio fermarsi, perché si trovò subito a sprofondare lungo quella specie di pozzo veramente profondo." [L. Carrol, "Alice nel Paese delle Meraviglie"]
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venerdì 29 giugno 2012
Le sette regole dell’arte di ascoltare
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lunedì 8 agosto 2011
Buone vacanze e... volemose bene!
Ovvero: almeno in vacanza, lasciamo perdere le cremine.
Diciamoci la verità: chi di noi, guardandosi allo specchio, si sente sempre completamente al top? Sono convinta che anche Angelina Jolie, di tanto in tanto, abbia dei momenti no...
La riflessione nasce dallo spot di una nota linea di cosmetici per combattere la cellulite, che esordisce con un monito più che minaccioso: "LA CELLULITE E' UNA MALATTIA!" (ci manca solo che aggiunga ".... e ricordati che devi morire!"). Affrontiamo l'argomento razionalmente: la cellulite, chi più chi meno, ce l'abbiamo tutte. Persino Kate Moss è stata beccata con un filino di buccia d'arancia!
Ragazze, voglio svelarvi un segreto: la cellulite non è una malttia! Dobbiamo farcene una ragione: fa parte dell'essere donna. Certo, in alcuni casi diventa così patologica da infiammare i tessuti (e allora si che potrebbe essere definita come una malattia), ma molte di noi hanno giusto un po' di adipe che nel migliore dei casi "arriotonda" un po' le forme.
Questo sfogo perché.... Perché non è possibile sentir dire dalle case di moda che la 42 e la 44 sono delle "taglie forti"!!! Insomma, ribelliamoci a questo stato di cose... Pensateci bene: perché le modelle devono essere anoressiche? Innanzitutto è molto più semplice "vestire" un manichino senza forme, su cui la stoffa "cade bene", non si arriccia, non fa difetto. In secondo luogo, gran parte degli stilisti sono uomini a cui non piacciono le donne, ergo le forme. Poi (per competere) si sono adattate anche le stiliste.
Con questo post voglio solo augurarvi buone vacanze e buon ferragosto, ricordandoci che siamo tutte belle e augurandoci di fare pace con la bilancia almeno per questa estate (tanto la prova costume ormai è andata....)!
:)
Diciamoci la verità: chi di noi, guardandosi allo specchio, si sente sempre completamente al top? Sono convinta che anche Angelina Jolie, di tanto in tanto, abbia dei momenti no...
La riflessione nasce dallo spot di una nota linea di cosmetici per combattere la cellulite, che esordisce con un monito più che minaccioso: "LA CELLULITE E' UNA MALATTIA!" (ci manca solo che aggiunga ".... e ricordati che devi morire!"). Affrontiamo l'argomento razionalmente: la cellulite, chi più chi meno, ce l'abbiamo tutte. Persino Kate Moss è stata beccata con un filino di buccia d'arancia!
Ragazze, voglio svelarvi un segreto: la cellulite non è una malttia! Dobbiamo farcene una ragione: fa parte dell'essere donna. Certo, in alcuni casi diventa così patologica da infiammare i tessuti (e allora si che potrebbe essere definita come una malattia), ma molte di noi hanno giusto un po' di adipe che nel migliore dei casi "arriotonda" un po' le forme.
Questo sfogo perché.... Perché non è possibile sentir dire dalle case di moda che la 42 e la 44 sono delle "taglie forti"!!! Insomma, ribelliamoci a questo stato di cose... Pensateci bene: perché le modelle devono essere anoressiche? Innanzitutto è molto più semplice "vestire" un manichino senza forme, su cui la stoffa "cade bene", non si arriccia, non fa difetto. In secondo luogo, gran parte degli stilisti sono uomini a cui non piacciono le donne, ergo le forme. Poi (per competere) si sono adattate anche le stiliste.
Con questo post voglio solo augurarvi buone vacanze e buon ferragosto, ricordandoci che siamo tutte belle e augurandoci di fare pace con la bilancia almeno per questa estate (tanto la prova costume ormai è andata....)!
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giovedì 14 luglio 2011
La metafora delle pulizie... Again!
Ci risiamo: le pulizie ritornano periodicamente. Non mi riferisco a quelle quotidiane/settimanali che servono per tenere lontani i nemici dell'igiene o perché "non sia mai viene qualcuno", ma a quelle che una tantum alcuni di noi (che sia Pasqua, primavera, cambio di stagione, ospiti inattesi, ecc.) decidono di fare con tanta convinzione determinazione, ma poi (puntualmente) se ne pentono!
Si comincia con lo svuotare un cassetto, si ritrovano vecchi cimeli perduti dalla notte dei tempi, e ci si ritrova con la stanza in subbuglio perché intanto la roba da buttare o in attesa di decidere cosa farne la poggiamo qua e là. E intanto la montagna di oggetti/vestiti/libri si accumula, cresce e ci demoralizza. Ora sono in questa fase: la mia scrivania è super-organizzata, i cassetti della biancheria sono puliti-profumati-ordinati, ma... c'è un ma: una marea di accessori in stand-by sul mio letto che non so assolutamente dove mettere! Ergo, dopo un'iniziale sprint, adesso sono giù di morale e in crisi, essendomi resa conto di essere a meno della metà dell'opera! Maledetta Mary Poppins, che ci hai illuso di poter riordinare la stanza con uno schiocco di dita! :P
Ed ecco che sono andata fuori tema: volevo parlarvi delle pulizie come metafora della vita, ma mi sono persa (come quando si rimette a posto la stanza, appunto: si comincia con una cosa e ci si ritrova a fare altro. E non è già una metafora quaesta?)
Dunque, la stanza/casa è la nostra vita. Sono giunta alla conclusione che quando decido di mettere in ordine la mia stanza, il mio inconscio vorrebbe farmi mettere, invece, ordine nella mia vita (povero illuso!). E in effetti è così: quando c'è un cambiamento (fine della scuola, chiusura del semestre, svolte nella propria vita) si parte col guardare l'armadio con occhio critico e.... via! parte la rivoluzione!
Al di là di tutta la fatica, però, c'è tanta soddisfazione finale. Il problema è che la rivoluzione è cominciata dalla nostra stanza: la vita ha ben altri ritmi.... :)
Si comincia con lo svuotare un cassetto, si ritrovano vecchi cimeli perduti dalla notte dei tempi, e ci si ritrova con la stanza in subbuglio perché intanto la roba da buttare o in attesa di decidere cosa farne la poggiamo qua e là. E intanto la montagna di oggetti/vestiti/libri si accumula, cresce e ci demoralizza. Ora sono in questa fase: la mia scrivania è super-organizzata, i cassetti della biancheria sono puliti-profumati-ordinati, ma... c'è un ma: una marea di accessori in stand-by sul mio letto che non so assolutamente dove mettere! Ergo, dopo un'iniziale sprint, adesso sono giù di morale e in crisi, essendomi resa conto di essere a meno della metà dell'opera! Maledetta Mary Poppins, che ci hai illuso di poter riordinare la stanza con uno schiocco di dita! :P
Ed ecco che sono andata fuori tema: volevo parlarvi delle pulizie come metafora della vita, ma mi sono persa (come quando si rimette a posto la stanza, appunto: si comincia con una cosa e ci si ritrova a fare altro. E non è già una metafora quaesta?)
Dunque, la stanza/casa è la nostra vita. Sono giunta alla conclusione che quando decido di mettere in ordine la mia stanza, il mio inconscio vorrebbe farmi mettere, invece, ordine nella mia vita (povero illuso!). E in effetti è così: quando c'è un cambiamento (fine della scuola, chiusura del semestre, svolte nella propria vita) si parte col guardare l'armadio con occhio critico e.... via! parte la rivoluzione!
Al di là di tutta la fatica, però, c'è tanta soddisfazione finale. Il problema è che la rivoluzione è cominciata dalla nostra stanza: la vita ha ben altri ritmi.... :)
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mercoledì 6 luglio 2011
Quando Google si sente fortunato
Quanti di voi hanno cliccato sul tasto "Mi sento fortunato" nella home page di Google? Ammetto di averlo fatto oggi per la prima volta, dopo aver letto questo articolo qui. Apprendo solo ora che questo tastino costerebbe a Google centinaia di milioni l'anno, a causa dei mancati ricavi. E bisogna ammettere che non si di grande utilità: quando si esegue una ricerca, cliccando su questo bottone, si viene reindirizzati direttamente sulla pagina che Google ritiene più pertinente. Insomma: il motore di ricerca tenta di indovinare le nostre esigenze! Ma non sempre c'azzecca. Anche perché, prima di arrivare alla pagina che ci serve, magari ce ne sputa fuori due o tre che non hanno niente a che vedere con la nostra ricerca.
Ho scoperto, però, un'altra funzione del "Mi sento fortunato": sempre dalla home di Google, cliccandoci su (senza effettuare ricerche) si viene catapultati nell'archivio storico dei loghi (Doodles) utilizzati dal motore di ricerca con sede a Mountain View (California) per feste, eventi e ricorrenze.
E questa è una buona opportunità per rivedere i loghi più belli e divertenti, ma anche per scoprirne qualcuno che ci è sfuggito!
A questo punto, però, spero che una volta rimosso il tasto in questione, Google riservi uno spazio ai suoi loghi storici, semmai cambiando il nome con un tag più intuitivo, che faccia capire immediatamente cosa si cela dietro il click. Anche se poco fantasioso, per esempio, un bel "Archivio Doodles" ci starebbe bene!
Se poi avete qualche idea migliore e più interessante, fatevi avanti! Intanto, andate a godervi la galleria di loghi più belli e, se vi va, date un'occhiata alla loro storia.
Ho scoperto, però, un'altra funzione del "Mi sento fortunato": sempre dalla home di Google, cliccandoci su (senza effettuare ricerche) si viene catapultati nell'archivio storico dei loghi (Doodles) utilizzati dal motore di ricerca con sede a Mountain View (California) per feste, eventi e ricorrenze.
E questa è una buona opportunità per rivedere i loghi più belli e divertenti, ma anche per scoprirne qualcuno che ci è sfuggito!
A questo punto, però, spero che una volta rimosso il tasto in questione, Google riservi uno spazio ai suoi loghi storici, semmai cambiando il nome con un tag più intuitivo, che faccia capire immediatamente cosa si cela dietro il click. Anche se poco fantasioso, per esempio, un bel "Archivio Doodles" ci starebbe bene!
Se poi avete qualche idea migliore e più interessante, fatevi avanti! Intanto, andate a godervi la galleria di loghi più belli e, se vi va, date un'occhiata alla loro storia.
![]() |
| Il doodle-chitarra interattivo a sei corde che rende omaggio a Les Paul, padre della Gibson a sei corde che il 9 Giugno avrebbe festeggiato il suo 96° compleanno. |
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martedì 28 giugno 2011
Il Principe Felice - Una casa di melograni
Gran parte di noi conosce il Wilde de Il ritratto di Dorian Grey: esteta, dalla scrittura molto ricercata e incline alla ricerca di aforismi volti ad impressionare il lettore. Questa, invece, è una raccolta di fiabe, da lui scritte per i propri figli. Alcune le ho trovate davvero deliziose e addirittura commoventi (Il Principe Felice e Il Gigante Egoista), alcune semplicemente tristi a causa del mancato lieto fine (Il compleanno dell'Infanta), altre ancora persino divertenti per le vicende paradossali raccontate (Il Ragguardevole Razzo). Le fiabe della prima parte sono state scritte, inoltre, per un pubblico di bambini più piccoli: sono molto semplici, con pochi personaggi, e il linguaggio è scorrevole. Nella seconda parte sono contenute le fiabe riservate a un pubblico di bambini più maturo: il linguaggio è più ricercato e anche i problemi affrontati dai protagonisti sembrano più importanti. Da ogni storia è possibile trarre un insegnamento o una morale.
Autore: Wilde, Oscar
Titolo: Il Principe Felice - Una casa di melograni
Pubblicazione: Milano, Mondadori, 1980
Edizione: 17
Collezione: Oscar Leggere i Classici
Autore: Wilde, Oscar
Titolo: Il Principe Felice - Una casa di melograni
Pubblicazione: Milano, Mondadori, 1980
Edizione: 17
Collezione: Oscar Leggere i Classici
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lunedì 30 maggio 2011
Il processo
Un romanzo incompiuto di Kafka, pubblicato postumo nel 1925, che si presta alle più svariate interpretazioni.
Josef K. si ritrova ad essere accusato e messo sotto processo per qualcosa che non sa neanche lui di aver commesso. La vicenda si spinge al limite del surreale: nessuno gli spiega come stanno le cose, l'unico interrogatorio a cui viene sottoposto avviene in maniera molto superficiale e tutti sembrano essere a conoscenza di questo processo tranne lui. Si rivolgerà ad un avvocato, che si riempie la bocca di tanta giurisprudenza e false speranze, ma poi lo licenzierà perché convinto che l'uomo di legge non s'impegni a sufficienza nella causa.
Il protagonista (K, alter ego di Kafka?) ha una personalità così mediocre che quasi irrita il lettore: sin dall'inizio accetta quasi passivamente la sua condizione di processato e poco o nulla fa per dimostrare la sua innocenza.
L'autore, poi, si sofferma anche sul rapporto di K. con le donne, le quali evidentemente lo trovano interessante e cercano di sedurlo, promettendogli di aiutarlo con il suo processo. Una spiegazione, probabilemente, la darà l'avvocato, riferendosi alla sua cameriera: "Quando ci si fa l'occhio si nota che gli accusati sono spesso veramentemolto belli. [...] Non può essere la colpa a farli belli perché [...] non tutti sono colpevoli, né può essere già la giusta punizione a renderli belli, perché non tutti vengono puniti, dunque può dipendere soltanto dal procedimento iniziato contro di loro, che in certo qual modo si attacca loro addosso".
Assurdi incontri lo porteranno a chiudersi sempre in sé stesso (il pittore, il sacerdote, l'industriale), convincendosi che questo processo non potrà mai essere vinto, come se fosse una lotta contro i mulini a vento.
Essendo un'opera incompiuta (Kafka non voleva neanche pubblicarlo) si possono notare alcuni buchi nella trama, contraddizioni e temi che non vengono sviluppati in maniera lineare. In appendice, poi, sono riportati alcuni capitoli incompiuti, frammenti e passi eliminati dall'autore.
Ciononostante l'ho trovato un romanzo molto appassionante, che mi ha trasmesso anche una certa apprensione nei confronti di K., soprattutto nei momenti in cui si scontrava con la burocrazia giudiziaria, la quale non gli dava modo di addentrarsi nei procedimenti che (forse) lo avrebbero aiutato a far luce sul mistero del suo processo.
Autore: Kafka, Franz
Titolo: Il processo
Pubblicazione: Milano, Mondadori, 1988
Collezione: Oscar Classici Moderni
Josef K. si ritrova ad essere accusato e messo sotto processo per qualcosa che non sa neanche lui di aver commesso. La vicenda si spinge al limite del surreale: nessuno gli spiega come stanno le cose, l'unico interrogatorio a cui viene sottoposto avviene in maniera molto superficiale e tutti sembrano essere a conoscenza di questo processo tranne lui. Si rivolgerà ad un avvocato, che si riempie la bocca di tanta giurisprudenza e false speranze, ma poi lo licenzierà perché convinto che l'uomo di legge non s'impegni a sufficienza nella causa.
Il protagonista (K, alter ego di Kafka?) ha una personalità così mediocre che quasi irrita il lettore: sin dall'inizio accetta quasi passivamente la sua condizione di processato e poco o nulla fa per dimostrare la sua innocenza.
L'autore, poi, si sofferma anche sul rapporto di K. con le donne, le quali evidentemente lo trovano interessante e cercano di sedurlo, promettendogli di aiutarlo con il suo processo. Una spiegazione, probabilemente, la darà l'avvocato, riferendosi alla sua cameriera: "Quando ci si fa l'occhio si nota che gli accusati sono spesso veramentemolto belli. [...] Non può essere la colpa a farli belli perché [...] non tutti sono colpevoli, né può essere già la giusta punizione a renderli belli, perché non tutti vengono puniti, dunque può dipendere soltanto dal procedimento iniziato contro di loro, che in certo qual modo si attacca loro addosso".
Assurdi incontri lo porteranno a chiudersi sempre in sé stesso (il pittore, il sacerdote, l'industriale), convincendosi che questo processo non potrà mai essere vinto, come se fosse una lotta contro i mulini a vento.
Essendo un'opera incompiuta (Kafka non voleva neanche pubblicarlo) si possono notare alcuni buchi nella trama, contraddizioni e temi che non vengono sviluppati in maniera lineare. In appendice, poi, sono riportati alcuni capitoli incompiuti, frammenti e passi eliminati dall'autore.
Ciononostante l'ho trovato un romanzo molto appassionante, che mi ha trasmesso anche una certa apprensione nei confronti di K., soprattutto nei momenti in cui si scontrava con la burocrazia giudiziaria, la quale non gli dava modo di addentrarsi nei procedimenti che (forse) lo avrebbero aiutato a far luce sul mistero del suo processo.
Autore: Kafka, Franz
Titolo: Il processo
Pubblicazione: Milano, Mondadori, 1988
Collezione: Oscar Classici Moderni
Referendum 2011: una scelta consapevole
Nonostante le critiche e i tentativi di boicottaggio, ci stiamo avvicinando sempre più al fatidico referendum del 12-13 giugno. È impressionante constatare come molte persone (di tutte le età) non siano ancora adeguatamente informate sulle questioni che ci verranno poste. Per questo motivo credo sia giunto il momento di fare un po’ il punto della situazione, addentrandoci quel tanto che basta nella giungla dei quesiti referendari, non sempre molto comprensibili. Ricordiamoci, inoltre, che questo sarà un referendum abrogativo, per cui ci chiederanno di sopprimere in parte o totalmente leggi esistenti.
Ecco, dunque, una breve guida per non perdersi nei meandri della cabina elettorale.
I primi due quesiti sono strettamente collegati tra loro e riguardano la privatizzazione dell’acqua (affidamento e gestione dei servizi pubblici a privati e relative tariffe da applicare). Rispondendo SI dichiariamo che vogliamo che l’acqua resti un bene pubblico, di cui può usufruire anche chi non può permettersi di pagarla.
Ed eccoci di fronte alla domanda più controversa: quella sul nucleare. In seguito ai tragici eventi che hanno visto il Giappone come protagonista, il governo ha deciso di congelare il referendum sul nucleare in modo da poter riproporre l’argomento fra qualche anno. A tal proposito siamo in attesa che si pronunci la Cassazione, la quale stabilirà se dovremo rispondere o meno al quesito. In parole semplici ci chiederanno se attualmente è ancora necessario costruire in Italia 13 centrali nucleari per avere fonti di energia o è possibile trovare un sistema di approvvigionamento alternativo (eolico, fotovoltaico, ecc.)? Con un bel SI ci dichiariamo favorevoli allo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il quarto quesito, infine, è sul legittimo impedimento, una legge licenziata dal Parlamento tra febbraio e aprile 2010 e corretta dalla Corte costituzionale a gennaio 2011 che, per 18 mesi dall'approvazione, permette al Presidente del Consiglio e alle alte cariche dello stato di non recarsi in tribunale a causa degli impegni di governo. Apponendo una X sul SI dichiariamo di volere che anche i ministri imputati e il premier rispettino le leggi esattamente come noi.
Non è poi così difficile, vero? Si tratta di contrassegnare le schede con quattro SI, tenendo presente che il referendum è una delle rare occasioni in cui si chiede al popolo di esprimere la propria opinione, la quale sarà presa in considerazione solo nel caso in cui si raggiunga il quorum (50% + 1 dell’elettorato attivo).
Siamo chiamati in prima persona a rispondere di argomenti che ci toccano da molto vicino: non lasciamoci sfuggire quest’occasione di fare la differenza!
(articolo scritto per Il Sassolino puntoit)
Ecco, dunque, una breve guida per non perdersi nei meandri della cabina elettorale.
I primi due quesiti sono strettamente collegati tra loro e riguardano la privatizzazione dell’acqua (affidamento e gestione dei servizi pubblici a privati e relative tariffe da applicare). Rispondendo SI dichiariamo che vogliamo che l’acqua resti un bene pubblico, di cui può usufruire anche chi non può permettersi di pagarla.
Ed eccoci di fronte alla domanda più controversa: quella sul nucleare. In seguito ai tragici eventi che hanno visto il Giappone come protagonista, il governo ha deciso di congelare il referendum sul nucleare in modo da poter riproporre l’argomento fra qualche anno. A tal proposito siamo in attesa che si pronunci la Cassazione, la quale stabilirà se dovremo rispondere o meno al quesito. In parole semplici ci chiederanno se attualmente è ancora necessario costruire in Italia 13 centrali nucleari per avere fonti di energia o è possibile trovare un sistema di approvvigionamento alternativo (eolico, fotovoltaico, ecc.)? Con un bel SI ci dichiariamo favorevoli allo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il quarto quesito, infine, è sul legittimo impedimento, una legge licenziata dal Parlamento tra febbraio e aprile 2010 e corretta dalla Corte costituzionale a gennaio 2011 che, per 18 mesi dall'approvazione, permette al Presidente del Consiglio e alle alte cariche dello stato di non recarsi in tribunale a causa degli impegni di governo. Apponendo una X sul SI dichiariamo di volere che anche i ministri imputati e il premier rispettino le leggi esattamente come noi.
Non è poi così difficile, vero? Si tratta di contrassegnare le schede con quattro SI, tenendo presente che il referendum è una delle rare occasioni in cui si chiede al popolo di esprimere la propria opinione, la quale sarà presa in considerazione solo nel caso in cui si raggiunga il quorum (50% + 1 dell’elettorato attivo).
Siamo chiamati in prima persona a rispondere di argomenti che ci toccano da molto vicino: non lasciamoci sfuggire quest’occasione di fare la differenza!
(articolo scritto per Il Sassolino puntoit)
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giovedì 28 aprile 2011
Il mago dei numeri
Non ci crederete, ma un libro che ha cambiato il mio modo di vedere la realtà (matematica, s'intende) è Il mago dei numeri. Mentre lo leggevo pensavo che se mi avessero insegnato in questo modo la matematica, molto probabilmente non l'avrei guardata sempre con sospetto e circospezione, con associato senso di nausea e capogiro in caso di calcoli "complicati"! Un po' come accade a Roberto, il protagonista del romanzo, il quale si sente male al sol pensiero di dover risolvere problemi aritmetici. E, infatti, non è sereno: di notte sogna di scivolare giù per uno scivolo senza fine, oppure di essere inghiottito da un pesce gigante. Finché una notte non sogna un omino che si presenta a lui come il Mago dei Numeri. Da quel momento per Roberto si aprirà un mondo nuovo, in cui toccherà con mano le meraviglie della matematica, a partire dal concetto di unità fino ad arrivare all'algoritmo del simplesso, passando per il Triangolo di Sierpinski e la Successione di Fibonacci. Nel testo vengono chiariti in modo molto semplice e pratico cosa sono gli assiomi, i fattoriali, le radici quadrate, e così via. In alcuni casi l'autore si prende la licenza di rendere più simpatici i nomi, per rendere più semplice la memorizzazione: Bonaccione sta per Fibonacci, tirare fuori la rapa o saltellare all'indietro indica l'estrazione di radice quadrata e i numeri prìncipi sono i numeri primi. Comodissimo l'Elenco persone e oggetti smarriti (ovvero l'indice analitico) posto alla fine del libro. Accattivanti ed estremamente chiare le illustrazioni, che aiutano a comprendere ancora meglio i concetti di volta in volta presentati dal Mago.
Consiglio questo romanzo a tutti coloro i quali non sentono di avere un buon rapporto con la matematica, perché in tal modo avranno la possibilità di rivedere le proprie convinzioni; d'altro canto, lo suggerisco anche a chi non ha di questi problemi così che possa scoprire nuovi percorsi e amare ancora di più i numeri.
Autore: Enzensberger, Hans M.
Titolo: Il Mago dei Numeri
Edizione: 16
Pubblicazione: Torino, Einaudi, 1997
Collezione: Super ET
Consiglio questo romanzo a tutti coloro i quali non sentono di avere un buon rapporto con la matematica, perché in tal modo avranno la possibilità di rivedere le proprie convinzioni; d'altro canto, lo suggerisco anche a chi non ha di questi problemi così che possa scoprire nuovi percorsi e amare ancora di più i numeri.
Autore: Enzensberger, Hans M.
Titolo: Il Mago dei Numeri
Edizione: 16
Pubblicazione: Torino, Einaudi, 1997
Collezione: Super ET
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sabato 23 aprile 2011
Aprile... potresti pure sparire!
No, non è un vecchio adagio della tradizione popolare sconosciuto ai più. E' il mio invito personale rivolto al mese di aprile. Ebbene, per chi mi conosce da tempo sa che il mese di aprile ed io non abbiamo un buon rapporto, anzi: direi che tra alti e bassi sta peggiorando sempre più! Molteplici le vittime, tra le quali: due o tre rapporti amorosi "importanti" finiti (di cui uno l'abbiamo recuperato, almeno fino al prossimo aprile, chissà....), un hard disk rotto e ovviamente nessun backup dei dati (la lezione non l'ho imparata), la borsite al calcagno destro (ormai sempre in agguato) e, ultime in ordine temporale, l'airbag della mia auto in avaria e la mia Calipso.... Eh, si: la peggiore di tutte.... la mia tartaruga horsfieldi non ha superato il periodo di letrago.... :°(
Lo so che ci sono cose peggiori nel mondo, ma quando qualcosa (o qualcuno) fa parte della tua vita diventa più importante di qualsiasi altra cosa.
Sono convinta che ci sia davvero qualche congiunzione astrale malefica che in questo periodo dell'anno si concentra su di me, tramado alle mie spalle, assopita in attesa di colpire quando meno me l'aspetto, quando ormai sto per tirare un sospiro di sollievo perché penso che ormai il mese è passato senza scossoni, e invece... E invece no! ZACCHETE! Arriva la mazzata! La mia beneamata nuvoletta imparentata con quella di Fantozzi... A questo punto, dopo tanti anni e altrettante disavventure mi chiedo: ma sarà il Karma? C'è qualche rito propiziatorio che potrei fare per evitare tali catastrofi? Oltre al fatto che potri dare il via ad una petizione popolare per la cancellazione del mese di aprile, passando dunque da marzo direttamente a maggio! beh? Che male ci sarebbe? Mmmm... in effetti, sai che confusione? Ognuno vorrebbe apportare le sue modifiche al calendario: cancellare Ottobre o Novembre, rendere tutti i mesi di 28 giorni così per pareggiare, buttare il mercoledì giusto perché sta in mezzo alla settimana! No-no! Non me la sento di prendermi questa responsabilità... Troppo rischioso!
Intanto, ora, mi tocca capire se devo denunciare o meno la prematura scomparsa della mia piccola al Corpo Forestale dello Stato, visto che ho il CITES.
Per chiudere, questa è per Calipso...
Lo so che ci sono cose peggiori nel mondo, ma quando qualcosa (o qualcuno) fa parte della tua vita diventa più importante di qualsiasi altra cosa.
Sono convinta che ci sia davvero qualche congiunzione astrale malefica che in questo periodo dell'anno si concentra su di me, tramado alle mie spalle, assopita in attesa di colpire quando meno me l'aspetto, quando ormai sto per tirare un sospiro di sollievo perché penso che ormai il mese è passato senza scossoni, e invece... E invece no! ZACCHETE! Arriva la mazzata! La mia beneamata nuvoletta imparentata con quella di Fantozzi... A questo punto, dopo tanti anni e altrettante disavventure mi chiedo: ma sarà il Karma? C'è qualche rito propiziatorio che potrei fare per evitare tali catastrofi? Oltre al fatto che potri dare il via ad una petizione popolare per la cancellazione del mese di aprile, passando dunque da marzo direttamente a maggio! beh? Che male ci sarebbe? Mmmm... in effetti, sai che confusione? Ognuno vorrebbe apportare le sue modifiche al calendario: cancellare Ottobre o Novembre, rendere tutti i mesi di 28 giorni così per pareggiare, buttare il mercoledì giusto perché sta in mezzo alla settimana! No-no! Non me la sento di prendermi questa responsabilità... Troppo rischioso!
Intanto, ora, mi tocca capire se devo denunciare o meno la prematura scomparsa della mia piccola al Corpo Forestale dello Stato, visto che ho il CITES.
Per chiudere, questa è per Calipso...
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lunedì 4 aprile 2011
Pessimi traduttori
Alzi la mano chi di voi, o per pigrizia o in preda alla disperazione, almeno una volta nella vita abbia fatto ricorso a un traduttore on line, tipo Google Traduttore. Bene, smettete immediatamente! Anche perché, ve ne sarete certamente accorti, queste traduzioni sono per lo più approssimative e spesso scorrette dal punto di vista grammaticale.
Una prova? Andate su Bad Translator e divertitevi a tradurre in varie lingue tutti i testi che desiderate. Ho provato, ad esempio, ad inserire il seguente testo in inglese:
Una prova? Andate su Bad Translator e divertitevi a tradurre in varie lingue tutti i testi che desiderate. Ho provato, ad esempio, ad inserire il seguente testo in inglese:
Machine translations are useful for getting a general idea about what text written in a foreign language means.
E questo è ciò che mi ha tirato fuori il traduttore, in 40 lingue (tra cui l'italiano)...
ITALIANO: La traduzione automatica è uno strumento utile in una lingua straniera, il testo, l'idea generale. (???)
Che, poi, ritradotto in inglese sarebbe: Machine translation is a useful tool in a foreign language, the text, the general idea.
E' chiaro che cambia il significato dell'intera frase e le conseguenze possono essere a dir poco disastrose.
Se non volete ricorrere ai traduttori on line a pagamento e se non avete amici/conoscenti più bravi di voi, l'unica soluzione, dunque, è semplicemente usare la testa: ricorrere sì a Google Translate, ma non accontentandosi della solita traduzione letterale standard, cercando di capire se il senso della frase può davvero essere quello generato dalla macchina o meno.
E poi, finché si parla delle lingue che si insegnano a scuola, forse ce la possiamo anche cavare, ma non appena usciamo dai confini europei la faccenda si complica. Così mi chiedo... ma voi, come risolvete normalmente questo problema?
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giovedì 31 marzo 2011
Girare il mondo? Basta un click!
Avete sempre desiderato viaggiare ma vi mancano il tempo e i soldi? Da oggi per visitare i luoghi più belli del mondo vi bastano un PC, Internet e un po' di fantasia.
Il nuovo arrivato in casa Google, infatti, si chiama Google-Tricke, che su Street View raccoglie i monumenti e i luoghi più belli d'Italia e del mondo.
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| Il triciclo di Google |
Grazie alla collaborazione della Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Google ha potuto esplorare e fotografare alcuni dei luoghi più belli del nostro Paese.
Nei mesi scorsi il Google-trike, uno speciale triciclo equipaggiato con una fotocamera in grado di scattare foto a 360°, ha percorso luoghi non accessibili alle automobili, come i siti archeologici più belli di Roma, i vicoli medievali di San Gimignano, i giardini di ville e residenze storiche, il centro di Firenze e molto altro ancora.
Queste meraviglie arricchiscono la raccolta degli altri luoghi visitati dal triciclo all’estero, per esempio il Castello di Chenonceau in Francia o i Giardini Botanici Reali di Kew nei pressi di Londra. Tutti sono ora visibili nella sezione
Nei mesi scorsi il Google-trike, uno speciale triciclo equipaggiato con una fotocamera in grado di scattare foto a 360°, ha percorso luoghi non accessibili alle automobili, come i siti archeologici più belli di Roma, i vicoli medievali di San Gimignano, i giardini di ville e residenze storiche, il centro di Firenze e molto altro ancora.
Queste meraviglie arricchiscono la raccolta degli altri luoghi visitati dal triciclo all’estero, per esempio il Castello di Chenonceau in Francia o i Giardini Botanici Reali di Kew nei pressi di Londra. Tutti sono ora visibili nella sezione
Patrimonio dell'Umanità, all’interno della Street View Gallery.
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| La schermata della Street View Gallery con Villa d'Este (Roma) |
mercoledì 30 marzo 2011
Il Paradiso degli Orchi
Per chi come me aveva conosciuto il Pennac saggista, si ritroverà piacevolmente sorpreso nel conoscerlo anche come romanziere.
All'inizio non è facile addentrarsi in questa fiaba un po' surreale, tutta raccontata con grande ironia e in prima persona dal protagonista, Monsieur Malaussène, che per professione fa il "capro espiatorio" di un Grande Magazzino di Parigi. La sua è la classica famiglia allargata, formata da vari fratellastri e sorellastre concepiti da una madre inquieta e poco presente. La sua "tranquilla" routine sarà sconvolta d'improvviso da una serie di bombe che esploderanno proprio nel Grande Magazzino in cui lavora: non resterà che indagare, anche perché tutti gli indizi sembrano sempre portare a lui, per cui dovrà anche trovare il modo di scagionarsi.
Con un linguaggio semplice, Pennac riesce a parlare di un argomento scottante (quello degli "orchi"), e lo fa con grande umorismo, facendo leva sulle debolezze umane, ma tirando anche fuori il meglio che c'è (o potrebbe esserci) in ciascuno di noi.
"Se davvero volete sognare, svegliatevi." [Malaussène-Pennac]
Autore: Pennac, Daniel
Titolo: Il Paradiso degli Orchi
Edizione: 49
Pubblicazione: Milano, Feltrinelli, 1992
Collezione: Universale Economica Feltrinelli
All'inizio non è facile addentrarsi in questa fiaba un po' surreale, tutta raccontata con grande ironia e in prima persona dal protagonista, Monsieur Malaussène, che per professione fa il "capro espiatorio" di un Grande Magazzino di Parigi. La sua è la classica famiglia allargata, formata da vari fratellastri e sorellastre concepiti da una madre inquieta e poco presente. La sua "tranquilla" routine sarà sconvolta d'improvviso da una serie di bombe che esploderanno proprio nel Grande Magazzino in cui lavora: non resterà che indagare, anche perché tutti gli indizi sembrano sempre portare a lui, per cui dovrà anche trovare il modo di scagionarsi.
Con un linguaggio semplice, Pennac riesce a parlare di un argomento scottante (quello degli "orchi"), e lo fa con grande umorismo, facendo leva sulle debolezze umane, ma tirando anche fuori il meglio che c'è (o potrebbe esserci) in ciascuno di noi.
"Se davvero volete sognare, svegliatevi." [Malaussène-Pennac]
Autore: Pennac, Daniel
Titolo: Il Paradiso degli Orchi
Edizione: 49
Pubblicazione: Milano, Feltrinelli, 1992
Collezione: Universale Economica Feltrinelli
giovedì 10 marzo 2011
I limiti dell'iPad
Gira in rete un video che pubblicizza l'app del Newsday (quotidiano newyorkese) per l'iPad, ricordandoci che con la "tavoletta" possiamo fare molteplici cose... tranne una! Godetevelo e fatemi sapere cosa ne pensate dei supporti elettronici per e-book.
:)
lunedì 28 febbraio 2011
Io non ho paura
Premetto di non aver visto l'omonimo film di Salvatores ispirato dal romanzo di Ammaniti.
"Io non ho paura" racconta in realtà le mille paure ed incertezze di Michele, un ragazzino che cresce in un minuscolo paesino del profondo Sud (Acqua Traverse, un nome di pura fantasia) insieme ai suoi amici. Durante una delle tante scorribande in quei territori per loro sconfinati e arsi dal torrido sole dell'estate, scopre Filippo, un suo coetaneo tenuto nasconsto in una sorta di "tana", legato ad una catena, sporco e delirante. Questo evento lo turberà non poco e creerà in lui molteplici dubbi sulle persone che lo circondano.
Ho trovato straordinaria la capacità narrativa di Ammaniti, che riesce a raccontare con gli occhi di un bambino una realtà così complessa, il peso di un segreto così grande da sopportare, le sue paure del buio e dei mostri, il coraggio di sfidare gli adulti e le regole convenzionali.
I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, tanto che sembrano uscire dal racconto e presentarsi al nostro cospetto.
In effetti, non deve essere stato molto difficile trarne la sceneggiatura per un film, visto che la trama si sviluppa in un modo così lineare e ben strutturato che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina, fino al finale (almeno per me) del tutto inaspettato.
Autore: Ammaniti, Niccolò
Titolo: Io non ho paura
Edizione: 24
Pubblicazione: Torino, Einaudi, 2001
Collezione: Stile Libero Noir
"Io non ho paura" racconta in realtà le mille paure ed incertezze di Michele, un ragazzino che cresce in un minuscolo paesino del profondo Sud (Acqua Traverse, un nome di pura fantasia) insieme ai suoi amici. Durante una delle tante scorribande in quei territori per loro sconfinati e arsi dal torrido sole dell'estate, scopre Filippo, un suo coetaneo tenuto nasconsto in una sorta di "tana", legato ad una catena, sporco e delirante. Questo evento lo turberà non poco e creerà in lui molteplici dubbi sulle persone che lo circondano.
Ho trovato straordinaria la capacità narrativa di Ammaniti, che riesce a raccontare con gli occhi di un bambino una realtà così complessa, il peso di un segreto così grande da sopportare, le sue paure del buio e dei mostri, il coraggio di sfidare gli adulti e le regole convenzionali.
I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, tanto che sembrano uscire dal racconto e presentarsi al nostro cospetto.
In effetti, non deve essere stato molto difficile trarne la sceneggiatura per un film, visto che la trama si sviluppa in un modo così lineare e ben strutturato che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina, fino al finale (almeno per me) del tutto inaspettato.
Autore: Ammaniti, Niccolò
Titolo: Io non ho paura
Edizione: 24
Pubblicazione: Torino, Einaudi, 2001
Collezione: Stile Libero Noir
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giovedì 10 febbraio 2011
La chiocciola e i suoi fratelli
Come si chiama il simbolo @ nei diversi Paesi?
In Italia è la chiocciola, in inglese si dice at.
In Olandese è apestaart (coda di scimmia).
In Svedese è snabel-a ("A" con la proboscide).
In altre lingue è la coda del topo, il gatto che dorme, l'ochetta, il cane, il vermetto.
Ne conoscete altri? Aspetto le vostre segnalazioni! :)
In Italia è la chiocciola, in inglese si dice at.
In Olandese è apestaart (coda di scimmia).
In Svedese è snabel-a ("A" con la proboscide).
In altre lingue è la coda del topo, il gatto che dorme, l'ochetta, il cane, il vermetto.
Ne conoscete altri? Aspetto le vostre segnalazioni! :)
martedì 8 febbraio 2011
Spam
Secondo la teoria più accreditata, la parola "spam" ha origine da questa scenetta dei Monty Python, un celebre gruppo comico inglese che si è esibito dal 1969 al 1983.
Nello sketch la parola "spam", strillata dalla protagonista Vikings, sommerge ogni conversazione possibile, proprio come lo spam inonda le nostre caselle di posta.
Il termine sembra essere nato nel mondo virtuale di MUD, un gioco di ruolo testuale che si giocava sulle prime reti di computer negli anni 80: con la parola "spam" veniva indicato qualunque tipo di comportamento scorretto o proibito all'interno del gioco.
Nello sketch la parola "spam", strillata dalla protagonista Vikings, sommerge ogni conversazione possibile, proprio come lo spam inonda le nostre caselle di posta.
Il termine sembra essere nato nel mondo virtuale di MUD, un gioco di ruolo testuale che si giocava sulle prime reti di computer negli anni 80: con la parola "spam" veniva indicato qualunque tipo di comportamento scorretto o proibito all'interno del gioco.
martedì 18 gennaio 2011
L'ultima riga delle favole
Conoscendo il Gramellini giornalista e collaboratore di "Che Tempo Che Fa", il suo alter ego "scrittore-di-romanzi-d'amore" ha decisamente deluso le mie aspettative, evidentemente alte.
L'intento dell'autore è già tutto nel sottotitolo: "Imparare ad amare ed essere amati". Il problema è che un libro o lo si ama o lo si odia sin dall'inizio. Il romanzo stenta a decollare fin dalle prime battute, la storia del protagonista è delle più banali che esistano (un amore non corrisposto) e lo sviluppo della trama è pressoché inverosimile e oltremodo ingarbugliata (una sorta di mondo ultraterreno in cui l'anima viene curata come se fosse alle terme e l'Io viene ispezionato a fondo).
Il tutto infarcito di tanta filosofia orientale, che dovrebbe servire al lettore disamorato della vita a conoscere meglio sé stesso, per superare infine quei traumi l'hanno portato a rifiutare i rapporti interpersonali. Psicologia da quattro soldi, direi. Probabilmente è un genere di romanzo che si adatterebbe bene a persone con scarsa stima di sé oppure che hanno da poco chiuso una relazione che continua a farli soffrire.
Autore: Gramellini, Massimo
Titolo: L'ultima riga delle favole
Edizione: 10
Pubblicazione: Milano, Longanesi, 2010
Collezione: La Gaja scienza
L'intento dell'autore è già tutto nel sottotitolo: "Imparare ad amare ed essere amati". Il problema è che un libro o lo si ama o lo si odia sin dall'inizio. Il romanzo stenta a decollare fin dalle prime battute, la storia del protagonista è delle più banali che esistano (un amore non corrisposto) e lo sviluppo della trama è pressoché inverosimile e oltremodo ingarbugliata (una sorta di mondo ultraterreno in cui l'anima viene curata come se fosse alle terme e l'Io viene ispezionato a fondo).
Il tutto infarcito di tanta filosofia orientale, che dovrebbe servire al lettore disamorato della vita a conoscere meglio sé stesso, per superare infine quei traumi l'hanno portato a rifiutare i rapporti interpersonali. Psicologia da quattro soldi, direi. Probabilmente è un genere di romanzo che si adatterebbe bene a persone con scarsa stima di sé oppure che hanno da poco chiuso una relazione che continua a farli soffrire.
Autore: Gramellini, Massimo
Titolo: L'ultima riga delle favole
Edizione: 10
Pubblicazione: Milano, Longanesi, 2010
Collezione: La Gaja scienza
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mercoledì 12 gennaio 2011
La neve se ne frega
Nonostante il libro abbia un retrogusto orwelliano, con un pizzico di "Mondo Nuovo" di Huxley, Luciano Ligabue ha saputo renderlo originale puntando su un aspetto poco o per nulla sviluppato nei due romanzi appena citati: l'amore. I protagonisti di "La neve se ne frega", infatti, vivono in un mondo asettico, dove tutto è prestabilito dal Piano Vidor, a partire dalla nascita (che corrisponde alla nostra vecchiaia) al lavoro, fino all'assegnazione di un certo numero di adulteri per coppia. Non esistono più malattie, il tasso di suicidi è pressoché azzerato, gli abitanti sono controllati costantemente dalle microcamere e la vita trascorre senza scossoni particolari. O almeno così sembra. Perché la natura umana, nella sua "imperfezione", non la si può controllare totalmente, e l'uomo con le sue passioni spesso può contrastare la razionalità.
Il romanzo è una sorta di diario, in cui Difo (il protagonista) si racconta, descrive il rapporto di passione e reciproca stima con la propria compagna Natura (anche lei assegnatagli dal Piano), le sue perplessità riguardo al funzionamento del Sistema in cui vivono...
Un romanzo brillante, che non annoia, anzi: poteva essere sviluppato ulteriormente, arricchendo la trama di ulteriori dettagli per sciogliere quei dubbi che comunque alla fine della storia narrata restano insoluti.
Autore: Ligabue, Luciano
Titolo: La neve se ne frega
Edizione: 5
Pubblicazione: Milano, Felrinelli, 2007
Collezione: Universale Economica
Il romanzo è una sorta di diario, in cui Difo (il protagonista) si racconta, descrive il rapporto di passione e reciproca stima con la propria compagna Natura (anche lei assegnatagli dal Piano), le sue perplessità riguardo al funzionamento del Sistema in cui vivono...
Un romanzo brillante, che non annoia, anzi: poteva essere sviluppato ulteriormente, arricchendo la trama di ulteriori dettagli per sciogliere quei dubbi che comunque alla fine della storia narrata restano insoluti.
Autore: Ligabue, Luciano
Titolo: La neve se ne frega
Edizione: 5
Pubblicazione: Milano, Felrinelli, 2007
Collezione: Universale Economica
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lunedì 20 dicembre 2010
La musica corre online
A beneficio di chi è sempre alla ricerca di nuova musica da ascoltare, ma anche di coloro che cercano di far conoscere le proprie creazioni musicali via web, segnalo ben cinque siti sui quali è possibile caricare/scaricare singoli pezzi o un intero album, inserire le proprie referenze, la cover e permettere ai visitatori di ascoltare in streaming le proprie composizioni o di scaricarle, tenendo traccia di quante persone hanno cliccato sui pezzi.
Il più famoso è MySpace. Un po' dispersivo, per quanto riguarda la mia personale esperienza, ma se ben impostata, la pagina può diventare un ottimo biglietto da visita. Un po' "fai-da-te", direi.
Last.fm, invece, tiene traccia degli ascolti effettuati, in base ai quali consiglia artisti e generi musicali simili. A volte tira fuori artisti che non avresti mai immaginato esistessero!
Una vera piattaforma di marketing musicale online è ReverbNation: a quanto dicono, è la più usata dagli artisti che vogliono farsi conoscere.
OurStage si basa sul contest: dopo aver caricato la propria musica, infatti, gli utenti la votano, confrontandola con altre creazioni dello stesso genere.
Per avere la visibilià assicurata, infine, Jamendo è la più grande piattaforma web di musica scaricabile gratuitamente e legalmente.
Non mi resta che auguravi una buona ricerca e un buon ascolto!
Il più famoso è MySpace. Un po' dispersivo, per quanto riguarda la mia personale esperienza, ma se ben impostata, la pagina può diventare un ottimo biglietto da visita. Un po' "fai-da-te", direi.
Last.fm, invece, tiene traccia degli ascolti effettuati, in base ai quali consiglia artisti e generi musicali simili. A volte tira fuori artisti che non avresti mai immaginato esistessero!Una vera piattaforma di marketing musicale online è ReverbNation: a quanto dicono, è la più usata dagli artisti che vogliono farsi conoscere.
OurStage si basa sul contest: dopo aver caricato la propria musica, infatti, gli utenti la votano, confrontandola con altre creazioni dello stesso genere.
Per avere la visibilià assicurata, infine, Jamendo è la più grande piattaforma web di musica scaricabile gratuitamente e legalmente.
Non mi resta che auguravi una buona ricerca e un buon ascolto!
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giovedì 25 novembre 2010
Più libri più liberi
Torna al Palazzo dei Congressi di Roma (EUR), dal 4 all'8 dicembre 2010, la manifestazione Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria: un'occasione per avvicinarsi al mondo del libro in tutte le sue sfaccettature, sia per chi fa della lettura la sua filosofia di vita, sia per chi legge poco e niente.
Tante le case editrici (circa 400) che saranno presenti con il loro espositori, alcune famose, altre un po' meno. E' proprio quasta la caratteristica della fiera: poter dar voce a tutte le imprese, anche quelle considerate di "nicchia", dando loro l'opprtunità di farsi conoscere e promuovere i propri prodotti; noi, invece, potremo allargare i nostri orizzonti in ambito letterario.
Il programma è anche quest'anno denso di eventi (per maggiori informazioni, potete consultare il sito), con incontri con gli autori (André Schiffrin, Lucio Dalla, Sandro Veronesi, Stefano Benni, Luis Sepùlveda, solo per citarne alcuni), dibattiti su temi di attualità, iniziative per la promozione della lettura, musica e performance live, percorsi dedicati ai ragazzi, ai professionisti e alla tecnologia. A tal proposito, infatti, anche quest'anno una sezione della fiera sarà riservata all'e-book, che già da qualche tempo è entrato nelle nostre case (non molte, per ora) e suscita ancora grande curiosità. Ecco alcuni degli eventi legati al mondo digitale:
- 4 dic. - h. 13.00 - Gli studenti e la lettura digitale: Vittoria Tomasi, eletta Miss Tecnologia durante l'ultima edizione di Miss Italia, racconta la sua esperienza con l'ebook Reader Sony, le cui versioni Pocket Edition e Touch Edition sono ora disponibili anche in Italia. digITAL Cafè
- 5 dic. - h. 15.00 - Leggere le stelle con gli e-Book. Intervengono Margherita Hack e Giampiero Mangano. A cura di Fridericiana Editrice Universitaria. Sala Smeraldo - Fedrigoni
- 6 dic. - h. 12.00 - Presentazione del libro: Che rivoluzione! Da Gutenberg agli ebook: la storia dei libri a stampa. Intervengono Giuseppe Benelli, Adriana Paolini, Roberto Piumini e Patrizia Zerbi. A cura di Centro per il Libro e la Lettura e Carthusia Edizioni. Sala Rubino
- 6 dic. - h. 19.00 - L'ebook: una opportunità, non una minaccia. Intervengono Luigi Ballarini, Giacomo Bruno, Charlie Fantechi, Marco Germani e Alberto Lori. Spazio incontri Bibliolibreria
- 7 dic. - h. 17.00 - Le opinioni degli innovatori italiani in un e-book. A cura di Marina Bellini e Next. didITAL Cafè
- 8 dic. - h. 13.00 - E-book: l'editoria elettronica all'università. Progetto di didattica sperimentale. A cura di Libreriauniversitaria. digITAL Cafè
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