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sabato 23 aprile 2011

Aprile... potresti pure sparire!

No, non è un vecchio adagio della tradizione popolare sconosciuto ai più. E' il mio invito personale rivolto al mese di aprile. Ebbene, per chi mi conosce da tempo sa che il mese di aprile ed io non abbiamo un buon rapporto, anzi: direi che tra alti e bassi sta peggiorando sempre più! Molteplici le vittime, tra le quali: due o tre rapporti amorosi "importanti" finiti (di cui uno l'abbiamo recuperato, almeno fino al prossimo aprile, chissà....), un hard disk rotto e ovviamente nessun backup dei dati (la lezione non l'ho imparata), la borsite al calcagno destro (ormai sempre in agguato) e, ultime in ordine temporale, l'airbag della mia auto in avaria e la mia Calipso.... Eh, si: la peggiore di tutte.... la mia tartaruga horsfieldi non ha superato il periodo di letrago.... :°(
Lo so che ci sono cose peggiori nel mondo, ma quando qualcosa (o qualcuno) fa parte della tua vita diventa più importante di qualsiasi altra cosa.
Sono convinta che ci sia davvero qualche congiunzione astrale malefica che in questo periodo dell'anno si concentra su di me, tramado alle mie spalle, assopita in attesa di colpire quando meno me l'aspetto, quando ormai sto per tirare un sospiro di sollievo perché penso che ormai il mese è passato senza scossoni, e invece... E invece no! ZACCHETE! Arriva la mazzata! La mia beneamata nuvoletta imparentata con quella di Fantozzi... A questo punto, dopo tanti anni e altrettante disavventure mi chiedo: ma sarà il Karma? C'è qualche rito propiziatorio che potrei fare per evitare tali catastrofi? Oltre al fatto che potri dare il via ad una petizione popolare per la cancellazione del mese di aprile, passando dunque da marzo direttamente a maggio! beh? Che male ci sarebbe? Mmmm... in effetti, sai che confusione? Ognuno vorrebbe apportare le sue modifiche al calendario: cancellare Ottobre o Novembre, rendere tutti i mesi di 28 giorni così per pareggiare, buttare il mercoledì giusto perché sta in mezzo alla settimana! No-no! Non me la sento di prendermi questa responsabilità... Troppo rischioso!
Intanto, ora, mi tocca capire se devo denunciare o meno la prematura scomparsa della mia piccola al Corpo  Forestale dello Stato, visto che ho il CITES.

Per chiudere, questa è per Calipso...

giovedì 21 ottobre 2010

Quando le tartarughe vengono usate a sproposito!

A proposito del diritto imprescrittibile del lettore n. 3 ("Diritto di non finire un libro"), ecco un esempio lampante di libro lasciato a metà: Il guscio della tartaruga. Vite più che vere di persone illustri, di Silvia Ronchey.
E' un libro che non racconta una storia, ma tente storie di personaggi più o meno famosi. Diciamo subito che il libro l'ho comprato perché attratta dalla copertina (mi piacciono le tartarughe), e anche il titolo piuttosto enigmatico aveva il suo perché. Il problema è che leggendo le biografie dei diversi personaggi (posti in ordine alfabetico) non sono riuscita a capire il "mistero" accennato nella quarta di copertina. Per di più, ho anche scaricato il file pdf dal sito della casa editrice Nottetempo, dove avrei dovuto trovare la soluzione all'enigma, ma... niente! O è un mistero davvero misterioso, o sono io che non ho colto l'essenza del libro. Non ha aiutato, infine, il modo di narrare dell'autrice, fatto di tante frasi/citazioni messe insieme, senza un filo logico tra loro, alcune vere o per lo meno verosimili, tutte (o quasi) che iniziano con le parole "Secondo X" (dove per "X" si intende, di volta in volta, il personaggio trattato).
Un libro che avrei fatto a meno di leggere e che ho dovuto interrompere neanche a metà, prima di iniziare ad odiarlo.
Una precisazione a beneficio dell'ignoranza di chi ha scritto la quarta di copertina: non è affatto vero che il guscio di una tartaruga non aderisce al corpo dell'animale! Anzi, molti organi vitali sono attaccati direttamente al carapace (la parte superiore) e al piastrone (la parte inferiore).

Autore: Ronchey, Silvia
Titolo: Il guscio della tartaruga
Edizione: 2
Pubblicazione: Roma, Nottetempo, 2009
Collezione: Narrativa

sabato 14 agosto 2010

Lavorare con lentezza

Calipso tra le primule

Da quando ho Calipso (una dolcissima Testudo horsfieldii) mi ha sempre affascinato l'estrema lentezza con cui si muove e, al contempo, la grinta che sfodera quando vuole ottenere qualcosa.
Spesso la osservo lì nel suo terrario ben arredato e dotato di ogni comfort: qualche pietra disseminata qua e là su un letto di profumatissima corteccia d'albero (che immagino dovrebbe ricordarle i boschi, dai quali peraltro non proviene!), una ciotola d'acqua per il bagnetto e un porta sale in pietra made in Ikea (che rende più chiccoso l'ambiente) in cui trova sempre frutta o verdura fresca. Un bel monolocale, insomma, dotato anche di lampada UV. Ma ciò che mi stupisce di più è la velocità con cui si precipita verso l'uscita appena vede che qualcuno le sta portando da mangiare! Oddio, "velocità" è una parola grossa... diciamo "speditezza" o, meglio, "determinazione"! Ecco, si: è molto determinata a raggiungere il suo obiettivo, superando con calma qualche ostacolo che incontra. Ed è testarda: se la metto in giardino a pascolare tra l'erba, appena mi accorgo che sta per infilarsi in qualche angolo da cui potrebbe non uscire più, la sposto; ma dopo pochi secondi lei è di nuovo pronta ad avviarsi verso lidi sconosciuti. O forse è solo un po' ottusa... Non saprei... Come adesso, che è sotto la mia scrivania e per non farla allontanare ho disposto alcune scatole di scarpe a mo' di barriera, ma lei ha trovato lo stesso una via di fuga! Forse sono io poco furba... :(
Il punto, comunque, è questo: la tartaruga è la metafora del mio carattere (non della mia vita! Fortunatamente ho una vita un po' più movimentata di Calipso...). Me ne sto beata e tranquilla tra le mie cose: mi piace prendermi il mio tempo, dedicarmi a me stessa e alle persone che amo, lavorare senza farmi prendere dall'ansia delle scadenze da rispettare. Finché non accade "l'imprevisto". E cosa faccio? Mica resto impassibile! Reagisco e con determinazione vado a prendermi ciò che mi spetta! E se sbaglio... vado avanti, perché credo in quello che sto facendo. Sarò anche testarda, ma spesso devo sbattere la testa contro il muro, prima di capire che potrei farmi male! Potrei anche cadere, continuando a dondolare sul guscio per cercare di rigirarmi, ma almeno da quella posizione potrei guardare il problema da un'altra prospettiva e (perché no?) trovare una soluzione. :)