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venerdì 29 giugno 2012

Le sette regole dell’arte di ascoltare



  1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
  2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
  3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
  4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
  5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
  6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
  7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.
[da M. Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori, 2003]

lunedì 8 agosto 2011

Buone vacanze e... volemose bene!

Ovvero: almeno in vacanza, lasciamo perdere le cremine.
Diciamoci la verità: chi di noi, guardandosi allo specchio, si sente sempre completamente al top? Sono convinta che anche Angelina Jolie, di tanto in tanto, abbia dei momenti no...
La riflessione nasce dallo spot di una nota linea di cosmetici per combattere la cellulite, che esordisce con un monito più che minaccioso: "LA CELLULITE E' UNA MALATTIA!" (ci manca solo che aggiunga ".... e ricordati che devi morire!"). Affrontiamo l'argomento razionalmente: la cellulite, chi più chi meno, ce l'abbiamo tutte. Persino Kate Moss è stata beccata con un filino di buccia d'arancia!
Ragazze, voglio svelarvi un segreto: la cellulite non è una malttia! Dobbiamo farcene una ragione: fa parte dell'essere donna. Certo, in alcuni casi diventa così patologica da infiammare i tessuti (e allora si che potrebbe essere definita come una malattia), ma molte di noi hanno giusto un po' di adipe che nel migliore dei casi "arriotonda" un po' le forme.
Questo sfogo perché.... Perché non è possibile sentir dire dalle case di moda che la 42 e la 44 sono delle "taglie forti"!!! Insomma, ribelliamoci a questo stato di cose... Pensateci bene: perché le modelle devono essere anoressiche? Innanzitutto è molto più semplice "vestire" un manichino senza forme, su cui la stoffa "cade bene", non si arriccia, non fa difetto. In secondo luogo, gran parte degli stilisti sono uomini a cui non piacciono le donne, ergo le forme. Poi (per competere) si sono adattate anche le stiliste.

Con questo post voglio solo augurarvi buone vacanze e buon ferragosto, ricordandoci che siamo tutte belle e augurandoci di fare pace con la bilancia almeno per questa estate (tanto la prova costume ormai è andata....)!
:)

giovedì 14 luglio 2011

La metafora delle pulizie... Again!

Ci risiamo: le pulizie ritornano periodicamente. Non mi riferisco a quelle quotidiane/settimanali che servono per tenere lontani i nemici dell'igiene o perché "non sia mai viene qualcuno", ma a quelle che una tantum alcuni di noi (che sia Pasqua, primavera, cambio di stagione, ospiti inattesi, ecc.) decidono di fare con tanta convinzione determinazione, ma poi (puntualmente) se ne pentono!
Si comincia con lo svuotare un cassetto, si ritrovano vecchi cimeli perduti dalla notte dei tempi, e ci si ritrova con la stanza in subbuglio perché intanto la roba da buttare o in attesa di decidere cosa farne la poggiamo qua e là. E intanto la montagna di oggetti/vestiti/libri si accumula, cresce e ci demoralizza. Ora sono in questa fase: la mia scrivania è super-organizzata, i cassetti della biancheria sono puliti-profumati-ordinati, ma... c'è un ma: una marea di accessori in stand-by sul mio letto che non so assolutamente dove mettere! Ergo, dopo un'iniziale sprint, adesso sono giù di morale e in crisi, essendomi resa conto di essere a meno della metà dell'opera! Maledetta Mary Poppins, che ci hai illuso di poter riordinare la stanza con uno schiocco di dita! :P
Ed ecco che sono andata fuori tema: volevo parlarvi delle pulizie come metafora della vita, ma mi sono persa (come quando si rimette a posto la stanza, appunto: si comincia con una cosa e ci si ritrova a fare altro. E non è già una metafora quaesta?)
Dunque, la stanza/casa è la nostra vita. Sono giunta alla conclusione che quando decido di mettere in ordine la mia stanza, il mio inconscio vorrebbe farmi mettere, invece, ordine nella mia vita (povero illuso!). E in effetti è così: quando c'è un cambiamento (fine della scuola, chiusura del semestre, svolte nella propria vita) si parte col guardare l'armadio con occhio critico e.... via! parte la rivoluzione!
Al di là di tutta la fatica, però, c'è tanta soddisfazione finale. Il problema è che la rivoluzione è cominciata dalla nostra stanza: la vita ha ben altri ritmi.... :)

giovedì 28 aprile 2011

Il mago dei numeri

Non ci crederete, ma un libro che ha cambiato il mio modo di vedere la realtà (matematica, s'intende) è Il mago dei numeri. Mentre lo leggevo pensavo che se mi avessero insegnato in questo modo la matematica, molto probabilmente non l'avrei guardata sempre con sospetto e circospezione, con associato senso di nausea e capogiro in caso di calcoli "complicati"! Un po' come accade a Roberto, il protagonista del romanzo, il quale si sente male al sol pensiero di dover risolvere problemi aritmetici. E, infatti, non è sereno: di notte sogna di scivolare giù per uno scivolo senza fine, oppure di essere inghiottito da un pesce gigante. Finché una notte non sogna un omino che si presenta a lui come il Mago dei Numeri. Da quel momento per Roberto si aprirà un mondo nuovo, in cui toccherà con mano le meraviglie della matematica, a partire dal concetto di unità fino ad arrivare all'algoritmo del simplesso, passando per il Triangolo di Sierpinski e la Successione di Fibonacci. Nel testo vengono chiariti in modo molto semplice e pratico cosa sono gli assiomi, i fattoriali, le radici quadrate, e così via. In alcuni casi l'autore si prende la licenza di rendere più simpatici i nomi, per rendere più semplice la memorizzazione: Bonaccione sta per Fibonacci, tirare fuori la rapa o saltellare all'indietro indica l'estrazione di radice quadrata e i numeri prìncipi sono i numeri primi. Comodissimo l'Elenco persone e oggetti smarriti (ovvero l'indice analitico) posto alla fine del libro. Accattivanti ed estremamente chiare le illustrazioni, che aiutano a comprendere ancora meglio i concetti di volta in volta presentati dal Mago.
Consiglio questo romanzo a tutti coloro i quali non sentono di avere un buon rapporto con la matematica, perché in tal modo avranno la possibilità di rivedere le proprie convinzioni; d'altro canto, lo suggerisco anche a chi non ha di questi problemi così che possa scoprire nuovi percorsi e amare ancora di più i numeri.

Autore: Enzensberger, Hans M.
Titolo: Il Mago dei Numeri
Edizione: 16
Pubblicazione: Torino, Einaudi, 1997
Collezione: Super ET

sabato 23 aprile 2011

Aprile... potresti pure sparire!

No, non è un vecchio adagio della tradizione popolare sconosciuto ai più. E' il mio invito personale rivolto al mese di aprile. Ebbene, per chi mi conosce da tempo sa che il mese di aprile ed io non abbiamo un buon rapporto, anzi: direi che tra alti e bassi sta peggiorando sempre più! Molteplici le vittime, tra le quali: due o tre rapporti amorosi "importanti" finiti (di cui uno l'abbiamo recuperato, almeno fino al prossimo aprile, chissà....), un hard disk rotto e ovviamente nessun backup dei dati (la lezione non l'ho imparata), la borsite al calcagno destro (ormai sempre in agguato) e, ultime in ordine temporale, l'airbag della mia auto in avaria e la mia Calipso.... Eh, si: la peggiore di tutte.... la mia tartaruga horsfieldi non ha superato il periodo di letrago.... :°(
Lo so che ci sono cose peggiori nel mondo, ma quando qualcosa (o qualcuno) fa parte della tua vita diventa più importante di qualsiasi altra cosa.
Sono convinta che ci sia davvero qualche congiunzione astrale malefica che in questo periodo dell'anno si concentra su di me, tramado alle mie spalle, assopita in attesa di colpire quando meno me l'aspetto, quando ormai sto per tirare un sospiro di sollievo perché penso che ormai il mese è passato senza scossoni, e invece... E invece no! ZACCHETE! Arriva la mazzata! La mia beneamata nuvoletta imparentata con quella di Fantozzi... A questo punto, dopo tanti anni e altrettante disavventure mi chiedo: ma sarà il Karma? C'è qualche rito propiziatorio che potrei fare per evitare tali catastrofi? Oltre al fatto che potri dare il via ad una petizione popolare per la cancellazione del mese di aprile, passando dunque da marzo direttamente a maggio! beh? Che male ci sarebbe? Mmmm... in effetti, sai che confusione? Ognuno vorrebbe apportare le sue modifiche al calendario: cancellare Ottobre o Novembre, rendere tutti i mesi di 28 giorni così per pareggiare, buttare il mercoledì giusto perché sta in mezzo alla settimana! No-no! Non me la sento di prendermi questa responsabilità... Troppo rischioso!
Intanto, ora, mi tocca capire se devo denunciare o meno la prematura scomparsa della mia piccola al Corpo  Forestale dello Stato, visto che ho il CITES.

Per chiudere, questa è per Calipso...

mercoledì 27 ottobre 2010

Una, cento, mille verità

Parto da una semplice riflessione che mi frulla per la testa da qualche giorno, e oggi ne ho avuto la conferma: ci sono persone convinte di essere depositarie di verità assolute. Ovvero: solo il loro punto di vista è quello corretto e non accettano repliche se per sbaglio qualcuno gli fa notare che non esiste solo il bianco o il nero, ma anche il grigio! Questi soggetti sono facilmente riconoscibili, perché ogni loro frase comincia con un'affermazione che non lascia spazio a dubbi, mai con i verbi "penso, credo, immagino" o le locuzioni "a mio avviso", "secondo me", e via discorrendo...
"Oggi fa caldo"
"Mah, sarà... ci sono 15 gradi... dipende da come li percepisci! penso che sia una giornata tiepida, dai..."
"No no! Ho detto che fa caldo!"
Classico dialogo con una persona per cui le opinioni altrui contano meno di zero.
Poi ci sono quelli che partono esprimendo il loro pensiero come se potessero metterlo in discussione, ma poi concludono dicendo: "Vabbè, tu resti della tua opinione, io della mia! Non riuscirai a farmi cambiare idea!"
Mah, manie di persecuzione...
Per non parlare di coloro i quali, per convincerti che hanno ragione, ti dicono "Non credevo che una persona intelligente come te la pensasse in questo modo!" per farti sentire una merda e portarti dalla loro parte.
Un'altra categoria comprende le persone che non ammettono ripensamenti, cambi di opinione e così via. "E' una questione di coerenza", dicono. Ma perché? Non può essere che nel frattempo sono cambiate le mie esigenze, sono maturata, ho sperimentato cose nuove e mi sono accorta che il mondo è vario? Se a 15 anni il mio colore preferito era il fucsia e infilavo questa tonalità di colore in tutti i miei vestiti, ora che prediligo il nero sono incoerente? No, ho cambiato gusti, la moda si è aggiornata, sono cresciuta e il nero fa chic! Tutto qui.
E infine, quelli che mentre ti chiedono un parere su una questione, non ti danno neanche il tempo di rispondere, poi ti infili nel discorso, ma mentre parli ti parlano sopra! Il top del top! Persone troppo concentrate su loro stesse...
Spero non incontriate sempre gente paziente come me, che in un modo o nell'altro fa finta di ascoltarvi, sorride e vi prende in giro! :P

giovedì 21 ottobre 2010

Quando le tartarughe vengono usate a sproposito!

A proposito del diritto imprescrittibile del lettore n. 3 ("Diritto di non finire un libro"), ecco un esempio lampante di libro lasciato a metà: Il guscio della tartaruga. Vite più che vere di persone illustri, di Silvia Ronchey.
E' un libro che non racconta una storia, ma tente storie di personaggi più o meno famosi. Diciamo subito che il libro l'ho comprato perché attratta dalla copertina (mi piacciono le tartarughe), e anche il titolo piuttosto enigmatico aveva il suo perché. Il problema è che leggendo le biografie dei diversi personaggi (posti in ordine alfabetico) non sono riuscita a capire il "mistero" accennato nella quarta di copertina. Per di più, ho anche scaricato il file pdf dal sito della casa editrice Nottetempo, dove avrei dovuto trovare la soluzione all'enigma, ma... niente! O è un mistero davvero misterioso, o sono io che non ho colto l'essenza del libro. Non ha aiutato, infine, il modo di narrare dell'autrice, fatto di tante frasi/citazioni messe insieme, senza un filo logico tra loro, alcune vere o per lo meno verosimili, tutte (o quasi) che iniziano con le parole "Secondo X" (dove per "X" si intende, di volta in volta, il personaggio trattato).
Un libro che avrei fatto a meno di leggere e che ho dovuto interrompere neanche a metà, prima di iniziare ad odiarlo.
Una precisazione a beneficio dell'ignoranza di chi ha scritto la quarta di copertina: non è affatto vero che il guscio di una tartaruga non aderisce al corpo dell'animale! Anzi, molti organi vitali sono attaccati direttamente al carapace (la parte superiore) e al piastrone (la parte inferiore).

Autore: Ronchey, Silvia
Titolo: Il guscio della tartaruga
Edizione: 2
Pubblicazione: Roma, Nottetempo, 2009
Collezione: Narrativa

mercoledì 29 settembre 2010

Tutti al Romics!

Da domani al 3 ottobre si svolgerà, presso la Nuova Fiera di Roma, il Romics, la fiera del fumetto (e non solo!).
Il cast di Ranma 1/2 al completo
Premesso che ho passato tutta la mia infanzia a leggere fumetti (per lo più Topolino, ma anche quelli pubblicati sul Corriere dei Piccoli e Il Giornalino), crescendo mi sono affezionata a molti Manga, uno su tutti Ranma 1/2. E poi ho sempre apprezzato tutti i cartoon made in Japan che la tv anni'80 ci propinava in tutte le salse.
Ebbene, da domani per tutti gli appassionati del genere ci sarà un'occasione in più per divertirsi, confrontarsi, scambiare fumetti e molto altro!
Evento clou della manifestazione è la sfilata cosplay. Avrei voluto tanto travestirmi anch'io, ma il poco tempo a disposizione e le ristrette finanze non mi hanno permesso di organizzarmi al meglio... Chissà se per LuccaComics ce la faccio... ;) Ovviamente tra i personaggi che avrei voluto interpretare c'era proprio Ranma, ma anche qualche personaggio di Star Wars non sarebbe stato male! Mi manca la spada laser... :(

Cosa mi aspetto dal Romics? Innanzitutto tanto divertimento. Poi spero di trovare qualche manga per iniziare una nuova collezione (sono indecisa tra Lamù e Maison Ikkoku). Vorrei, infine, trovare la miniatura adatta al mio personaggio di D&D: un'elfa druida accompagnata da un lupo... Tipo quella della foto che ho postato! Ma la vedo difficile...
Insomma, anche la wish list del Romics è fatta! :D

E voi? Qualcuno ha già partecipato o parteciperà al Romics? In qualità di semplice visitatore o come cosplayer? Aspetto i vostri commenti in merito, suggerimenti e tutto quello che vi frulla per la testa! :)

P.s.: attenti quando maneggiate la spada laser!

lunedì 20 settembre 2010

La minaccia pezzata



Più di mille parole, dovrebbe bastarvi quest'immagine per rendere l'idea dell'esperienza sublime che ho vissuto questa mattina. Per fortuna non ho la necessità di prendere quotidianamente la metro, ma quelle rare volte che capita, mi imbatto inevitabilemente in qualcuno (o qualcosa, a volte ho il dubbio che la provenienza possa essere umana) che emana un orribile e ributtante olezzo.
Ebbene, quando ciò accade, oltre ad arricciare il naso e a trattenere il respiro il più possibile (pochi secondi, per la verità), i miei neuroni intossicati (ma evidentemente ancora reattivi) trovano la giusta vitalità per far sì che io mi domandi: ma è mai possibile che la gente non si lavi???
Scusatemi, ma ora l'ho detta così come me la sono sentita! Perché sorge spontaneo chiederselo, no? Sin da piccola mi hanno insegnato che bisogna lavarsi bene, altrimenti dietro le orecchie o sotto le ascelle crescono i funghi, i cavolfiori e altri ortaggi simili (e pensavo che magari sarebbero stati anche utili...). Ma, al di là della metafora (molto ingenua), il messaggio era chiaro: l'igiene è fondamentale! Crescendo, mia mamma mi assillava spiegandomi che è necessario cambiare spessissimo la biancheria, "altrimenti, se vai a finire in ospedale, che figura ci fai?". Vabbè che anche in questo caso l'esempio non era dei più calzanti, perché la risposta più spontanea era sempre: "Perché mai dovrei andare a finire in ospedale? E poi la mia biancheria sarebbe l'ultimo dei problemi!". Ma è così che funziona, ospedale o meno: non è possibile andare in giro con il gorgonzola nelle sneakers.
Eppure, gli individui che "lasciano la scia" sono i più insospettabili, a partire dall'impiegato in giacca e cravatta che probabilmente non ha cambiato la camicia del giorno prima, alla signorina vestita di tutto punto e alla moda che però non conosce il deodorante. Per non parlare di quelli che puzzano d'alcool già alle 8 di mattina... Ma questo discorso meriterebbe un post a parte.
Ok, non voglio star qui a fare la paternale a nessuno, ma almeno vorrei ricordare insieme a voi (che so che non avete problemi di questo tipo, anzi) le più basilari norme igieniche e i consigli per evitare di essere colti di sorpresa.

  1. Fare la doccia tutti i giorni. Se ciò non è possibile, almeno lavarsi "a pezzi".
  2. Non fidarsi del proprio naso: ognuno si abitua alla propria puzza! Nell'incertezza... lavarsi!
  3. Usare il deodorante giornalmente dopo essersi lavati: spray, stick, crema... basta trovare quello adatto a ciascuno di noi.
  4. Cambiare spesso biancheria, maglie, camicie, insomma tutto ciò che è stato a contatto col nostro corpo sudato e ne riporta i segni.
  5. Portare con sé sempre una confezione di salviette umidificate: se ci accorgiamo di avere il vuoto intorno a noi, potrebbero tornarci utili...
  6. Per i casi difficili: regalare il libro Lavarsi che impresa!, di M. Monari e B. Chaud, editore Zoolibri.
Visto? E' molto semplice e non comporta tanta fatica! Ora vorrei sapere da voi quali orribili esperienze avete vissuto sui mezzi pubblici e, se volete, potete aggiungere qualche altro consiglio alle brevissima lista di cui sopra. E in più... come vi convincevano da piccoli per buttarvi nella vasca???

Vi aspetto sempre qui, tra mille bolle blu! :)

giovedì 9 settembre 2010

Chi ha orecchie per intendere...

Mi domando: se ho un problema e so che dall'altra parte del muro c'è qualcuno messo lì appositamente per risolvere le questioni che gli vengono poste, ma questo qualcuno non risponde perché è impegnato a parlare di aria fritta, come mi comporto? Comincio a bussare contro il muro. Nessuna risposta. Dall'altra parte sento voci che si accavallano le une sulle altre. Busso più forte. Le voci si fanno molteplici e sempre più forti, ma nessuno si cura di andare a vedere chi è che bussa contro il muro (posto che qualcuno si sia accorto della mia presenza). Idea: provo a scavalcare il muro. Ma non ho con me i mezzi per farlo: niente corde, niente appigli, niente di niente. Allora resto a guardare per un po' il muro, mentre dall'interno provengono voci sempre più confuse e urlanti. Vedo una finestra. Un sasso per terra. Finestra. Sasso. Lancio il sasso verso la finestra: se rompo il vetro, qualcuno si accorgerà della mia presenza e magari si affaccerà per sapere cosa voglio e forse mi aiuterà! Lancio. Vetro infranto. Silenzio totale. A un tratto, una testa fa capolino. Mi squadra da capo a piedi, mentre speranzosa aspetto che mi chieda cosa desidero. La testa rientra e l'unica cosa che riesco a percepire è il frastuono proveniente dall'interno. Stanno discutendo animatamente di quello che è successo: un vandalo, un pazzo, ha frantumato in mille pezzi questo vetro, senza un motivo fondato! Non possiamo neanche più stare al sicuro rinchiusi nel nostro palazzo! La violenza sta raggiungendo livelli inauditi! L'odio pervade le strade!

Ecco: questa, secondo me, è la metafora della politica di oggi. Il popolo continua a mandare messaggi di S.O.S. in maniera civile e pacifica (anche se credo che uno Stato non dovrebbe mai ridurre i suoi cittadini allo sciopero della fame per far valere i propri diritti), ma la classe politica (sia il Governo che l'opposizione) è sorda, non dialoga con le persone che li ha votati. Ed è così che si incentivano la violenza e gli attacchi impropri, diventando un muro di gomma, contro il quale le nostre parole (vuote) rimbalzano all'infinito.
Loro si indignano per le manifestazioni di dissenzo (alcune sbagliate, certo). Ma noi quand'è che cominciamo ad indignarci davvero?

mercoledì 8 settembre 2010

Il piacere di leggere

Diverso tempo fa mi sono imbattuta in un libro di Daniel Pennac che ha modificato in un certo senso il mio modo di approcciare alla lettura: "Come un romanzo".
E' un saggio dedicato a tutti coloro che amano i libri, ma anche a quei lettori i quali in passato sono stati costretti alla lettura (dagli insegnanti o dai genitori) e che solo in età adulta hanno scoperto il vero piacere di leggere.
Pennac analizza i vari comportamenti legati all’interazione con l’oggetto "libro" e i suoi contenuti, ponendo l’accento sulle varie "deformazioni" derivanti dall’educazione scolastica e familiare.
Sin da quando si incomincia a riconoscere le lettere dell’alfabeto, infatti, la lettura spesso è imposta come un dovere e ciò comporta, nella maggior parte dei casi, un netto rifiuto del libro da parte del bambino o dell’adolescente. Pennac, invece, capovolge questo punto di vista, trasformando il triste dovere in un diritto imprescrittibile. Anzi, di diritti del lettore ne individua ben dieci, stilando in tal modo un vero e proprio decalogo. A sorpresa scopriamo, ad esempio, che si può esercitare "il diritto di non leggere", perché a dir la verità "(…) non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente a lunghi digiuni durante i quali la sola vista di un libro risveglia in noi i miasmi dell’indigestione". E così via, passando dal diritto di saltare le pagine a quello di tacere ("le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità"), soffermandosi sul diritto di non finire un libro o addirittura di leggere qualsiasi cosa.
Dal libro traspare la lunga esperienza dell’autore come insegnante di francese nella scuola secondaria: Pennac, dunque, dispensa riflessioni sulla pedagogia, sulle ataviche disfunzioni dell’istituto scolastico e sul ruolo della famiglia. Il tutto, però, condito da una leggerezza e da una chiarezza di linguaggio che invogliano anche il lettore più pigro a "spizzicare" qua e là, prendendo un volume a caso dalla propria biblioteca, aprendolo dove capita e immergendosi nella lettura solo per qualche minuto, proprio perché si ha poco tempo a disposizione.

Autore: Pennac, Daniel
Titolo: Come un romanzo; traduzione di Yasmina Melaouah
Titolo originale: Comme un roman
Edizione: 17
Pubblicazione: Milano, Feltrinelli, 2007
Collezione: Universale economica

mercoledì 18 agosto 2010

Estate, tempo di bilanci

Finalmente è arrivato anche per me il momento di partire per una meritata vacanza. Ciò vuol dire che non avrò modo di collegarmi ad Internet per almeno 10 giorni e non potrò aggiornare il blog. Insomma: potrò finalmente disintossicarmi da Facebook, dai vari giochini on line, Skype, Megavideo e chi più ne ha più ne metta! Oh, era ora!
Anche se... si, ok... Per Travian ho trovato un sitter che mi controllerà il villaggio (speriamo non faccia casini, che c'è ElmatadoR che ormai mi ha preso di mira...). Mmm... certo non saprò che faranno i miei contatti di FB mentre sono via e c'è anche qualcuno che festeggerà il compleanno la settimana prossima (ma mica posso fargli gli auguri in anticipo? Non sta bene, dai!)... E le ultime stagioni dei Simpson? Dovrò aspettare settembre per finire di vederle... Mannaggia a me che non ho mai comprato un palmare!

Ma tutto sommato, avrò l'essenziale: il sole, il mare... e la mia dolce metà! E se non potrò condividere i miei pensieri on line, vorrà dire che per una volta li terrò tutti per me! :)

Buone vacanze a tutti!

martedì 17 agosto 2010

I panni sporchi si lavano in casa e gli scheletri restano nell'armadio

Ci risiamo. Ad ogni fine stagione, si affaccia dall'armadio quel vecchio maglione di lana che ti fa l'occhiolino per ricordarti che neanche il prossimo inverno lo indosserai. E la sciarpa ormai consumata ti implora di trascinarla verso il cesto dei panni sporchi, che la traghetterà nella centrifuga della lavatrice...
Scene strazianti, che vorremmo evitare di vedere. E infatti, appena apriamo l'armadio, lo richiudiamo istantaneamente per evitare un attacco di panico.
I nostri vestiti sono pezzi concreti della nostra anima. C'è la T-shirt tutta scolorita di quella gita di quarto liceo, che ogni volta che ci passa tra le mani ci riporta indietro di qualche anno. Oppure il maglione tenuto da parte in attesa che i rombi tornino di moda. O il jeans che conserviamo per testare la nostra taglia ideale (persa da secoli, ma prima o poi la riconquisteremo...).
In una vita cambiano molte cose: le relazioni, i lavori, le case... Ma quando si apre un armadio, ci si ritrova a fare i conti con noi stessi, rimettendo in ordine i vestiti come nelle proprie vite, senza esclusione di colpi.
E, soprattutto, ci ritroviamo ad affrontare la scarsa voglia di dedicarci ai lavori domestici! :P

sabato 14 agosto 2010

Lavorare con lentezza

Calipso tra le primule

Da quando ho Calipso (una dolcissima Testudo horsfieldii) mi ha sempre affascinato l'estrema lentezza con cui si muove e, al contempo, la grinta che sfodera quando vuole ottenere qualcosa.
Spesso la osservo lì nel suo terrario ben arredato e dotato di ogni comfort: qualche pietra disseminata qua e là su un letto di profumatissima corteccia d'albero (che immagino dovrebbe ricordarle i boschi, dai quali peraltro non proviene!), una ciotola d'acqua per il bagnetto e un porta sale in pietra made in Ikea (che rende più chiccoso l'ambiente) in cui trova sempre frutta o verdura fresca. Un bel monolocale, insomma, dotato anche di lampada UV. Ma ciò che mi stupisce di più è la velocità con cui si precipita verso l'uscita appena vede che qualcuno le sta portando da mangiare! Oddio, "velocità" è una parola grossa... diciamo "speditezza" o, meglio, "determinazione"! Ecco, si: è molto determinata a raggiungere il suo obiettivo, superando con calma qualche ostacolo che incontra. Ed è testarda: se la metto in giardino a pascolare tra l'erba, appena mi accorgo che sta per infilarsi in qualche angolo da cui potrebbe non uscire più, la sposto; ma dopo pochi secondi lei è di nuovo pronta ad avviarsi verso lidi sconosciuti. O forse è solo un po' ottusa... Non saprei... Come adesso, che è sotto la mia scrivania e per non farla allontanare ho disposto alcune scatole di scarpe a mo' di barriera, ma lei ha trovato lo stesso una via di fuga! Forse sono io poco furba... :(
Il punto, comunque, è questo: la tartaruga è la metafora del mio carattere (non della mia vita! Fortunatamente ho una vita un po' più movimentata di Calipso...). Me ne sto beata e tranquilla tra le mie cose: mi piace prendermi il mio tempo, dedicarmi a me stessa e alle persone che amo, lavorare senza farmi prendere dall'ansia delle scadenze da rispettare. Finché non accade "l'imprevisto". E cosa faccio? Mica resto impassibile! Reagisco e con determinazione vado a prendermi ciò che mi spetta! E se sbaglio... vado avanti, perché credo in quello che sto facendo. Sarò anche testarda, ma spesso devo sbattere la testa contro il muro, prima di capire che potrei farmi male! Potrei anche cadere, continuando a dondolare sul guscio per cercare di rigirarmi, ma almeno da quella posizione potrei guardare il problema da un'altra prospettiva e (perché no?) trovare una soluzione. :)