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mercoledì 30 marzo 2011

Il Paradiso degli Orchi

Per chi come me aveva conosciuto il Pennac saggista, si ritroverà piacevolmente sorpreso nel conoscerlo anche come romanziere.
All'inizio non è facile addentrarsi in questa fiaba un po' surreale, tutta raccontata con grande ironia e in prima persona dal protagonista, Monsieur Malaussène, che per professione fa il "capro espiatorio" di un Grande Magazzino di Parigi. La sua è la classica famiglia allargata, formata da vari fratellastri e sorellastre concepiti da una madre inquieta e poco presente. La sua "tranquilla" routine sarà sconvolta d'improvviso da una serie di bombe che esploderanno proprio nel Grande Magazzino in cui lavora: non resterà  che indagare, anche perché tutti gli indizi sembrano sempre portare a lui, per cui dovrà anche trovare il modo di scagionarsi.
Con un linguaggio semplice, Pennac riesce a parlare di un argomento scottante (quello degli "orchi"), e lo fa con grande umorismo, facendo leva sulle debolezze umane, ma tirando anche fuori il meglio che c'è (o potrebbe esserci) in ciascuno di noi.


"Se davvero volete sognare, svegliatevi." [Malaussène-Pennac]

Autore: Pennac, Daniel
Titolo: Il Paradiso degli Orchi
Edizione: 49
Pubblicazione: Milano, Feltrinelli, 1992
Collezione: Universale Economica Feltrinelli

giovedì 10 marzo 2011

I limiti dell'iPad

Gira in rete un video che pubblicizza l'app del Newsday (quotidiano newyorkese) per l'iPad, ricordandoci che con la "tavoletta" possiamo fare molteplici cose... tranne una! Godetevelo e fatemi sapere cosa ne pensate dei supporti elettronici per e-book. 
:)

lunedì 28 febbraio 2011

Io non ho paura

Premetto di non aver visto l'omonimo film di Salvatores ispirato dal romanzo di Ammaniti.

"Io non ho paura" racconta in realtà le mille paure ed incertezze di Michele, un ragazzino che cresce in un minuscolo paesino del profondo Sud (Acqua Traverse, un nome di pura fantasia) insieme ai suoi amici. Durante una delle tante scorribande in quei territori per loro sconfinati e arsi dal torrido sole dell'estate, scopre Filippo, un suo coetaneo tenuto nasconsto in una sorta di "tana", legato ad una catena, sporco e delirante. Questo evento lo turberà non poco e creerà in lui molteplici dubbi sulle persone che lo circondano.
Ho trovato straordinaria la capacità narrativa di Ammaniti, che riesce a raccontare con gli occhi di un bambino una realtà così complessa, il peso di un segreto così grande da sopportare, le sue paure del buio e dei mostri, il coraggio di sfidare gli adulti e le regole convenzionali.
I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, tanto che sembrano uscire dal racconto e presentarsi al nostro cospetto.
In effetti, non deve essere stato molto difficile trarne la sceneggiatura per un film, visto che la trama si sviluppa in un modo così lineare e ben strutturato che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina, fino al finale (almeno per me) del tutto inaspettato.

Autore: Ammaniti, Niccolò
Titolo: Io non ho paura
Edizione: 24
Pubblicazione: Torino, Einaudi, 2001
Collezione: Stile Libero Noir

giovedì 10 febbraio 2011

La chiocciola e i suoi fratelli

Come si chiama il simbolo @ nei diversi Paesi?
In Italia è la chiocciola, in inglese si dice at.
In Olandese è apestaart (coda di scimmia).
In Svedese è snabel-a ("A" con la proboscide).
In altre lingue è la coda del topo, il gatto che dorme, l'ochetta, il cane, il vermetto.

Ne conoscete altri? Aspetto le vostre segnalazioni! :)

martedì 8 febbraio 2011

Spam

Secondo la teoria più accreditata, la parola "spam" ha origine da questa scenetta dei Monty Python, un celebre gruppo comico inglese che si è esibito dal 1969 al 1983.
Nello sketch la parola "spam", strillata dalla protagonista Vikings, sommerge ogni conversazione possibile, proprio come lo spam inonda le nostre caselle di posta.

Il termine sembra essere nato nel mondo virtuale di MUD, un gioco di ruolo testuale che si giocava sulle prime reti di computer negli anni 80: con la parola "spam" veniva indicato qualunque tipo di comportamento scorretto o proibito all'interno del gioco. 

martedì 18 gennaio 2011

L'ultima riga delle favole

Conoscendo il Gramellini giornalista e collaboratore di "Che Tempo Che Fa", il suo alter ego "scrittore-di-romanzi-d'amore" ha decisamente deluso le mie aspettative, evidentemente alte.
L'intento dell'autore è già tutto nel sottotitolo: "Imparare ad amare ed essere amati". Il problema è che un libro o lo si ama o lo si odia sin dall'inizio. Il romanzo stenta a decollare fin dalle prime battute, la storia del protagonista è delle più banali che esistano (un amore non corrisposto) e lo sviluppo della trama è pressoché inverosimile e oltremodo ingarbugliata (una sorta di mondo ultraterreno in cui l'anima viene curata come se fosse alle terme e l'Io viene ispezionato a fondo).
Il tutto infarcito di tanta filosofia orientale, che dovrebbe servire al lettore disamorato della vita a conoscere meglio sé stesso, per superare infine quei traumi l'hanno portato a rifiutare i rapporti interpersonali. Psicologia da quattro soldi, direi. Probabilmente è un genere di romanzo che si adatterebbe bene a persone con scarsa stima di sé oppure che hanno da poco chiuso una relazione che continua a farli soffrire.

Autore: Gramellini, Massimo
Titolo: L'ultima riga delle favole
Edizione: 10
Pubblicazione: Milano, Longanesi, 2010
Collezione: La Gaja scienza

mercoledì 12 gennaio 2011

La neve se ne frega

Nonostante il libro abbia un retrogusto orwelliano, con un pizzico di "Mondo Nuovo" di Huxley, Luciano Ligabue ha saputo renderlo originale puntando su un aspetto poco o per nulla sviluppato nei due romanzi appena citati: l'amore. I protagonisti di "La neve se ne frega", infatti, vivono in un mondo asettico, dove tutto è prestabilito dal Piano Vidor, a partire dalla nascita (che corrisponde alla nostra vecchiaia) al lavoro, fino all'assegnazione di un certo numero di adulteri per coppia. Non esistono più malattie, il tasso di suicidi è pressoché azzerato, gli abitanti sono controllati costantemente dalle microcamere e la vita trascorre senza scossoni particolari. O almeno così sembra. Perché la natura umana, nella sua "imperfezione", non la si può controllare totalmente, e l'uomo con le sue passioni spesso può contrastare la razionalità.
Il romanzo è una sorta di diario, in cui Difo (il protagonista) si racconta, descrive il rapporto di passione e reciproca stima con la propria compagna Natura (anche lei assegnatagli dal Piano), le sue perplessità riguardo al funzionamento del Sistema in cui vivono...
Un romanzo brillante, che non annoia, anzi: poteva essere sviluppato ulteriormente, arricchendo la trama di ulteriori dettagli per sciogliere quei dubbi che comunque alla fine della storia narrata restano insoluti.

Autore: Ligabue, Luciano
Titolo: La neve se ne frega
Edizione: 5
Pubblicazione: Milano, Felrinelli, 2007
Collezione: Universale Economica